Rigidità cervicale: che fare?

Partiamo come sempre dalle definizioni: con rigidità cervicale intendiamo quel disturbo per cui sentiamo un indolenzimento diffuso sulle spalle, dolore e pesantezza tra le scapole e lungo il collo fino alla nuca. Solitamente si fa fatica a muovere il collo, il movimento risulta doloroso e limitato, per esempio si ha difficoltà a girare il capo da un lato.

Oltre a questi sintomi diretti, esistono delle problematiche che spesso si associano alla rigidità cervicale: mal di testa, cefalea tensiva, emicrania. Un’altra condizione clinica molto comune che spesso colpisce al risveglio o dopo uno sforzo o un movimento improvviso è il blocco cervicale acuto, o il torcicollo. I disturbi cervicali possono anche essere causa di episodi di vertigine, o di capogiri.

Alcune buone norme

Nonostante questo disturbo risulti molto fastidioso, gestirlo non è così difficile! La maggior parte delle volte infatti ha origine muscolare e le cose da fare quando insorge sono molto semplici:

Evitare il panico: è normale che il collo possa irrigidirsi e serve almeno un giorno per stabilire una possibile causa e decidere come intervenire. Ciò che conta è essere consapevoli che qualcosa è successo.

Ascoltare il proprio corpo: è utile evitare quei movimenti e quelle posizioni che ci provocano dolore o che fanno aumentare la sensazione di rigidità per le prime 24-48 ore dall’insorgenza del problema.

Rivolgersi a un professionista: prendere farmaci senza sapere quale sia il problema è inutile, meglio chiedere un consulto ad un fisioterapista specializzato.

Muoversi: non tutte le attività vanno fermate, anzi è fondamentale continuare a fare le cose normalmente, facendo attenzione a cosa ci causa particolare fastidio.

Consapevolezza: non esiste una crema miracolosa o un cuscino magico in grado di risolvere la rigidità del collo all’istante.

Scaldare la zona: il calore permette una migliore vascolarizzazione e quindi favorisce l’arrivo di sangue e ossigeno all’area colpita, stimolando la guarigione, ma è utile solo dopo le prime 24-28h. Un bagno o una doccia calda, oppure fasce che riscaldano sono l’ideale.

Evitare i farmaci: l’anti-infiammatorio riduce i processi di infiammazione, l’infiammazione però è un evento naturale e necessario. I farmaci vanno assunti solo su indicazione medica, per un massimo di 5 giorni, e comunque solo se dolore e rigidità permangono per più di una settimana. 

Stretching dinamico ed esercizi aerobici a basso impatto

Appena il dolore più intenso cala possiamo iniziare a fare stretching dinamico, cioè movimenti ripetuti ed esercizi di tonificazione del collo, come ruotare lentamente la testa fin dove il collo ce lo permette per una decina di volte. Il movimento è sempre benefico, in primis perché migliora l’estensibilità dei tessuti.

Lo stretching classico, quello statico, cioè quello in cui si allunga un muscolo e si tiene la posizione, non apporta alcun beneficio. 

Gli esercizi aerobici a basso impatto sono consigliati fin da subito: camminare, andare in bici, utilizzare il tapis roulant, la step machine o l’ellittica sono attività poco impattanti ma utili per il recupero.

Trattamento manuale per la rigidità cervicale

Per gestire la rigidità cervicale esistono anche varie tecniche manuali, ecco le principali:

Tecniche di manipolazione tissutali: possono essere fatte con le mani o con specifici strumenti, si tratta di pressioni sostenute oppure associate a movimenti e vengono coinvolti diversi tessuti: la cute, i vasi sanguigni, i nervi, la fascia i muscoli, le articolazioni…

Tecniche miotensive di rilassamento e inibizione: consistono nella mobilizzazione attivo-assistita, ovvero di stimolazioni specifiche e di stretching dinamico.

Tecniche di manipolazione spinale: sono quelle che spesso producono gli scrocchi, si tratta di tecniche di medicina manuale ortopedica e osteopatia e per effettuarle servono mani esperte!

Ricondizionamento neuro-muscolare: si stimola il sistema nervoso attraverso movimenti specifici, favorendo resistenza e mobilità tissutale.

Dry needling: il Dry Needling (DN) o “puntura a secco” è una tecnica di stimolazione intratissutale. È una procedura terapeutica che prevede l’impiego di un microago sottilissimo e solido attraverso la cute, la fascia e i muscoli per determinare un’azione biostimolante di questi tessuti, in particolare per disattivare i cosidetti Trigger Points Miofasciali.