Sarcopenia e mortalità nel cancro

Il rapido invecchiamento della popolazione ha un grosso impatto sui sistemi sanitari in Italia come nel resto del mondo. Nel 2015 la popolazione over 65 in Italia contava oltre 13 milioni di persone, quasi il 22% della popolazione, e ovviamente questi numeri sono in crescita.

Le persone tra 65 e 74 anni con un almeno una malattia cronica sono il 75% e il 40% non svolge alcuna attività fisica.

Con l’avanzare dell’età ci sono alcuni cambiamenti fisici fisiologici; uno dei più importanti è la perdita di massa muscolare. Infatti dopo i 30 anni comincia lentamente la perdita di muscolo, arrivando fino all’1-2% di massa muscolare persa ogni anno dopo i 50 anni. 

A 70 anni si osserva circa il 30% di riduzione della sezione traversa del muscolo e il 40% della forza muscolare.

Con il termine sarcopenia si definisce appunto la perdita di massa magra, principalmente muscolo, con conseguente stanchezza, mancanza di forza e funzionalità fisica limitata, tipicamente associata con l’età avanzata. La prevalenza di persone con sarcopenia si attesta al 13-14% sotto i 70 anni ma arriva a oltre il 50% dopo gli 80 anni.

La sarcopenia porta con sé molti esiti negativi come disabilità, fragilità, cadute e una riduzione generale della qualità della vita.

La sarcopenia è una delle caratteristiche della cachessia, sindrome metabolica complessa caratterizzata appunto da un’importante perdita di massa muscolare con o senza perdita di massa grassa. La cachessia è associata alle malattie croniche, principalmente il cancro. La prevalenza di cachessia nella popolazione globale è dell’1% ma arriva fino al 50-80% nei pazienti con tumore.

Una recente metanalisi dell’Università di Hong Kong (Au et al.) ha dimostrato che una bassa percentuale di massa magra è significativamente associata a mortalità nella maggior parte dei tumori, esclusi quelli ematologici e ormonali (seno, ovaie, endometrio, prostata).

Come viene calcolata la massa magra?

Innanzitutto la massa magra comprende tutto l’organismo escluso il tessuto adiposo (di deposito). Comprende quindi muscoli, ossa, organi interni e tutto il tessuto connettivo e il grasso essenziale.

Ci sono diverse metodologie, più o meno precise e più o meno costose, per calcolare la massa magra nel corpo umano. 

Le metodologie più comode ed economiche sono: circonferenze corporee, plicometria, bioimpedenziometria. Sono ovviamente meno accurate rispetto alle metodologie più costose: DEXA, risonanza magnetica, TAC (o TC).

Nel caso della sarcopenia la metodologia raccomandata è la tomografia computerizzata (TC) dell’area muscolare a livello di L3 o del muscolo psoas, sempre a livello della vertebra L3.

La massa magra può essere quindi analizzata come “bassa massa magra” (bassa vs normale) oppure come variabile continua, cioè “ridotta massa magra”. 

Nella già citata metanalisi di Au et al. sono stati analizzati numerosi studi relativi alla mortalità nel cancro e la massa magra ed è stato dimostrato che livelli bassi (o ridotti) di massa magra sono associati a più alta mortalità nel cancro.  

Per altro, un basso livello di massa magra è associato a maggior mortalità anche in anziani sani con bassa prevalenza di cachessia. C’è quindi un maggior rischio di mortalità indipendentemente dalla cachessia se si ha poca massa magra.

Se solo ci fosse un modo per preservare o accrescere la massa magra. Ehi, aspetta, c’è…

L’esercizio fisico!

Questo deve essere un caposaldo nel trattamento della sarcopenia, nei pazienti con tumore e negli anziani anche senza patologie. 

In aggiunta alla fisiologica perdita di massa muscolare, come abbiamo visto dalle statistiche citate in apertura di articolo, con l’avanzare dell’età sopraggiunge anche la diminuzione dell’attività fisica, alimentata a sua volta da stanchezza, debolezza e dalla presenza di malattie croniche. 

Si crea così un circolo vizioso di sarcopenia => debolezza => inattività fisica => perdita ulteriore di massa muscolare.

Aumentare l’attività fisica e inserire il rinforzo muscolare può essere un importante intervento terapeutico e si è visto che può rallentare, prevenire o invertire la tendenza della perdita di massa muscolare. L’esercizio fisico è associato ad una maggior qualità di vita, meno ospedalizzazioni e una maggiore sopravvivenza.

La perdita di massa muscolare nel paziente con tumore ha effetti importanti anche sulla reazione ai trattamenti anti-tumorali, riducendo la tolleranza agli stessi. La sarcopenia aumenta anche la suscettibilità alle infezioni e come abbiamo visto diversi studi hanno evidenziato la sua associazione a una maggiore mortalità nei pazienti con cancro (e non solo).

L’attività fisica agisce sulla sarcopenia riducendo lo stress ossidativo, l’infiammazione e stimolando la sintesi proteica. Infatti ha effetti benefici su numerose altre patologie. L’esercizio è davvero una medicina.

Un’altra meta-analisi ha raggruppato diversi studi sull’allenamento contro resistenza (pesi) in persone tra 50 e gli 83 anni, concludendo che un programma di allenamento progressivo di 2-3 volte a settimana, in durate variabili da 10 a 52 settimane, può aumentare la massa magra di 1 kg. Questo diventa utile a contrastare il declino di massa magra, che si nota dopo i 50 anni se si ha uno stile di vita sedentario.

In conclusione, possiamo affermare quello che già abbiamo ripetuto in diversi nostri interventi: l’esercizio fisico è una medicina e l’allenamento della forza deve essere applicato anche a persone in età avanzata per prevenire, contrastare o regredire patologie come la sarcopenia, oltre che migliorare la risposta a terapie come quelle antitumorali e migliorarne la prognosi.

Bibliografia

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